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Niccolò di Liberatore detto l’Alunno
E’ l'unico artista del rinascimento umbro, con Perugino e Pinturicchio,
a essere ricordato nelle Vite del Vasari: "faceva alle sue figure teste
ritratte dal naturale e che parevano vive". Lo storico aretino equivocò
una iscrizione ben visibile nella predella del polittico della chiesa degli
Agostiniani di Foligno. Vasari scambiò la parola “Alumnus”
per un soprannome; per Nicolò era un modo per dichiararsi figlio
e vanto di Foligno. Il tempo ha dato ragione ad entrambi: la parola “Alunno”
è diventata un vero e proprio cognome.
il polittico di S. Nicolò di Foligno è da tutti ritenuto un
capolavoro della pittura antica in Italia centrale.
Nicolò Alunno (Foligno, 1433 ca – 1502) non si allontanò
quasi mai dalla sua Foligno. La sua bottega accanto alla cattedrale di S.
Feliciano era frequentata da una clientela proveniente da centri dei due
versanti dell’Appennino, che Nicolò rifornì di polittici
e gonfaloni.
Gli affreschi di Nicolò sono andati in gran parte perduti in seguito
ai rifacimenti tridentini delle chiese di Foligno.
Opere dell'Alunno sono presenti nell’ex chiesa di San Domenico (attuale
Auditorium) ricca di affreschi votivi del Trecento e del Quattrocento; le
cappelle di Pietro di Cola delle Casse e di Santa Marta in Santa Maria Campis
(prime prove pittoriche su muro dell’artista) e nell’oratorio
della Nunziatella, eretta nell’ultimo decennio del Quattrocento e
decorata dal Perugino nel 1507 dopo la morte dell’Alunno.
La casa di Nicolò (Monastero di S. Anna in via Niccolò Alunno),
ha un ulteriore motivo di interesse, perché il pittore amò
decorare la sua abitazione con immagini decorose, ma si servì delle
pareti anche per prendere frettolosi appunti con la punta di un chiodo,
come se si trattasse di un taccuino, divertendosi anche a farsi il ritratto
accanto alla moglie Caterina.
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