Siti Archeologici: Assisi
.: Definito già in età preromana, il progetto urbanistico
di Assisi comprendeva una cinta muraria molto estesa e databile al II secolo
a.C. L’abitato, che sorgeva lungo le pendici del colle, era organizzato
in terrazze sorrette da grossi blocchi di travertino.
Il Tempio di Minerva e il Foro costituivano rispettivamente il fulcro dell’architettura
monumentale religiosa e lo spazio pubblico per eccellenza.
Il centro si arricchì successivamente di numerosi monumenti, tra
i quali sono visibili imponenti cisterne, resti dell’anfiteatro e
del teatro, le terme, una maestosa fontana pubblica.
Foro romano
Nel quartiere di Porta Perlici, del XII sec., con duplice arco interno e
stipiti in blocchi umbri e romani, si trovano i resti dell'impianto dell'Anfiteatro
Romano (I sec.d. C.), riconoscibile nella sua forma ellittica dalla disposizione
degli edifici medievali.
Ne rimane un arco in cunei di travertino, mentre un giardino occupa l'area
dell'arena. Poco lontano, verso il Duomo, in Via del Torrione, sono visibili
tre arcate in due ordini: è ciò che resta del Teatro Romano,
anche esso del I sec.
Cisterna romana
Inglobata nel muro di terrazzamento nord-orientale della città e
perfettamente conservata, è visibile all'interno della cattedrale
di San Rufino, poiché utilizzata come basamento di fondazione per
il campanile.
La cisterna è costituita da un ambiente quadrangolare costruito in
opera quadrata di travertino a secco e copertura a botte eseguita con blocchi
ben connessi. Una cornice aggettante corre sui lati lunghi e sulla parete
di fondo segnando il piano d'appoggio della copertura. L'afflusso dell'acqua
era ottenuto da un'apertura verticale di forma stretta ed allungata, praticata
nella parete di fondo, incorniciata superiormente da un'armilla di conci
radiali.
La monumentalità dell'ingresso è da mettere in rapporto con
la funzione pubblica del manufatto che, considerata la sua capienza, era
destinata all'attingimento dell'acqua da parte della comunità cittadina.
Databile alla seconda metà del II sec.a.C.
Tempio di Minerva
Il tempio risale al periodo tardo-repubblicano, cioè al I sec. a.
C. Fu eretto dai quatuorviri Gneo Cesio e Tito Cesio Prisco a loro spese,
ma probabilmente non fu dedicato a Minerva, come si pensò in seguito
al ritrovamento di una statua femminile, bensì ad Ercole, di cui
si è trovato una lapide votiva.
La facciata è sorprendentemente ben conservata, ancora nello stato
originale, con le sue sei colonne scanalate, con capitelli corinzi, che
poggiano su dei plinti che, per mancanza di spazio, sono collocati sulla
scalinata che si inoltra nel pronao. Nel 1539 nella sua cella a pianta rettangolare,
sfondata allo scopo, si costruì la chiesa di S. Maria sopra Minerva,
ulteriormente modificata in stile barocco nel XVII secolo. Il cosidetto
tempio della Minerva, conservato in tutto il suo alzato, costituisce uno
degli esempi più integri e leggibili dell'architettura sacra romana.
Fu edificato su uno dei terrazzamenti che costituivano l'antica città
ed in particolare sulla terrazza centrale che si affaciava sul piazzale
sottostante, identificato come foro.
Presenta una cella quadrangolare preceduta da un pronao molto breve, attualmente
coperto da una volta a padiglione. La cella era costruita a piccoli blocchi
di calcare locale legati da malta: di questa sono visibili la facciata e
la controfacciata, mentre i muri laterali sono stati incorporati nella chiesa
di S.Maria sopra Minerva, edificata nel XVII sec. Sulla fronte, sei colonne
scanalate di ordine corinzio poggiano su alti plinti, sormontati da capitelli
con doppio ordine di foglie d'acanto.
Al disopra poggia l'architrave sul quale campeggiava un'iscrizione dedicatoria
con lettere in bronzo, andate perdute. Dal loro posizionamento si deduce
tuttavia il testo, riferito ai quattorviri quinquennali che eseguirono a
proprie spese la costruzione del tempio. L'accesso era garantito da due
scalette simmetriche aperte nel muro di sostegno del tempio. Il foro, pavimentato
con lastre quadrangolari di calcare, era circondato su tre lati da un porticato
di colonne doriche.
Per Johann Wolfgang von Goethe, durante il suo viaggio in Italia, questo
fu il primo monumento integro dell‘antichità che avesse visto
e ne restò entusiasta (1786).
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