Siti Archeologici: Orvieto
.: Ai piedi della rupe si estendevano le necropoli, di cui i due nuclei
principali sono in località Cannicella a sud e in località
Crocifisso del Tufo a nord. A Cannicella è stato identificato già
anche un santuario posto all'interno dell'area della necropoli stessa.
Numerose le necropoli, soprattutto di VI secolo a.C., distribuite nel territorio:
esse corrispondono a centri abitati minori. Con il IV secolo a.C. l'aristocrazia
locale preferisce la campagna alla città e si fa seppellire nei sepolcri
ipogei del territorio, decorati, nei casi più eccelsi, da affreschi:
(tombe Golini I e II ed Hescanas). La vita nella città sembra interrompersi
nella prima metà del III secolo a.C., in concomitanza con le notizie
della distruzione di Volsinii da parte dei Romani, che deportarono parte
della popolazione nei pressi del lago di Bolsena, dove nasce la nuova Volsinii
romana. Altri abitanti della Volsinii etrusca si dispersero probabilmente
nei territori circostanti, in particolare verso Perugia e la valle umbra.
Necropoli del Crocifisso
La Necropoli del Crocifisso (VI sec. a.C) deve il suo nome all'incisione
di una croce scoperta in una cappella scavata nella rupe.
I primi scavi archeologici risalgono agli inizi del 1800 ma gli interventi
più importanti sono stati effettuati molto più tardi, verso
il 1960.
Prezioso frutto di questa attività è la scoperta di una vasta
area cimiteriale. La zona è caratterizzata da una pianificazione
edilizio-tombale che rispecchia quella usata per i centri residenziali urbani.
Tutte le tombe sono disposte lungo stradine dritte, parallele e perpendicolari
tra loro.
L'uniformità dei criteri costruttivi ha un importante valore sociale
e rispecchia il concetto di uguaglianza spirituale presente nella civiltà
etrusca. Le tombe che oggi si possono visitare sono circa 70: sono di piccole
dimensione, a una camera, hanno una pianta rettangolare (3 metri di lunghezza,
2 metri di larghezza), e secondo l'uso di Orvieto erano destinate ai membri
di una sola famiglia.
Fanno eccezione le rare tombe a due camere e quelle destinate alla sepoltura
dei bambini, più ridotte nelle dimensioni e dette a cassetta.
Il culto dei morti costituiva uno degli aspetti più significativi
della società etrusca. Si credeva che il defunto conservasse la propria
personalità anche nell'oltretomba. Il suo corredo consisteva di oggetti
personali (fibule, specchi, lance, testimonianza del sesso, dello stato
sociale e dell'età del defunto), vasi di varia forma e materiale
quali bronzo, terracotta, bucchero come espressione della provenienza etrusca
o ellenica.
Il bucchero è una tecnica primitiva inventata dagli Etruschi per
ottenere oggetti in creta di un colore nero vellutato.
Altra usanza tipica del culto dei morti è il banchetto tenuto in
onore del defunto: sono stati ritrovati nelle tombe delle persone più
agiate anche resti di cibi destinati al trapassato.
Gli arredi funebri sono conservati nel Museo Civico Faina.
Informazioni:
Necropoli del Crocifisso del Tufo
Località San Martino
05018 – Orvieto Scalo (Terni)
Tel. e Fax +39 0763343611
Tombe di Settecamini
La tendenza delle aristocrazie orvietane, che in epoca ellenistica (seconda
metà del IV secolo a.C.) si fecero scavare sepolcri dipinti in località
campestri fuori dell'abitato, sono esemplate nelle due tombe affrescate
rinvenute in località Poggio del Roccolo di Settecamini. Si tratta
di una coppia di tombe appartenute rispettivamente alla famiglia Leinies
(Tomba Golini I) e a quella dei Vercnas (Tomba Golini II, detta anche Tomba
delle Due Bighe).
Le due tombe Golini, così chiamate dal nome del loro scopritore che
le restituì alla luce nel 1863, sono peculiari per l'apparato iconografico
che nella Golini I è costituito, per la parete sinistra della camera,
da una articolata scena di macelleria, di cucina e di preparazione di un
banchetto nella quale si avvicendano figure di servi che depongono vasi
su un tavolo; per la parete di destra dalla coppia infera costituita dal
dio Hades e dalla consorte Persefone su trono, nonche dall'immagine di un
banchetto con convitati sdraiati su klinai, e da un personaggio maschile,
nel quale dovrebbe identificarsi il defunto, trasportato su biga da una
coppia di cavalli rossi. Nella tomba Golini I furono sepolte almeno cinque
generazioni di individui, riconoscibili dalle iscrizioni funerarie con titoli
magistraturali, fra le quali risalta l'epigrafe con la citazione dello zilacato
rivestito da uno dei membri della gens. Anche nella Golini II il defunto,
abbigliato in veste da viaggio, appare per ben due volte su una biga trainata
da cavalli, come, del pari, non è trascurata la consueta e tradizionale
iconografia del banchetto e della processione di togati introdotti da suonatori
di lituo o corno e lira. Nel 1950 le pitture, ora in cattivo stato di conservazione,
vennero staccate dalle pareti con un delicato procedimento ed esposte prima
al Museo Archeologico di Firenze e in seguito rimpatriate a Orvieto, nel
Palazzo Papale.
Tempio del Belvedere
Nell’ambito delle città etrusche, il tempio costituiva sempre
uno dei più importanti edifici, e come tale riceveva ogni genere
di interessamento anche dalle autorità pubbliche, oltre che dai privati
cittadini. In posizione dominante, lungo Viale Carducci, si scorgono i resti
di un tipico edificio templare etrusco-italico.
La struttura sorgeva su un alto podio accessibile da una gradinata sul lato
anteriore; dopo una zona aperta delimitata da colonne si entra nella parte
posteriore, chiusa, formata da tre celle di cui quella centrale riservata
al simulacro della divinità. Gli elementi strutturali principali,
realizzati in legno, erano successivamente decorati con terrecotte, arricchite
dalla policromia; sul tetto potevano esserci statue acroteriali in terracotta,
spesso di elevato valore artistico.
Testi tratti dal sito della
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