Siti Archeologici: Perugia
.: La particolare ubicazione strategica di Perugia, sopra un’altura
dominante la valle del Tevere, suggerisce frequentazioni più antiche,
accreditate anche da sporadici ritrovamenti. Dal V al III secolo a.C. s’intensificano
le testimonianze di una notevole fioritura della città documentate
da ceramiche di pregio a figure rosse. Nel corso del III secolo a.C. si
afferma l’uso dell’incinerazione e delle urne cinerarie, un
mutamento che riflette trasformazioni sociali: le tombe non contengono più
una o due deposizioni, ma i componenti di una gens, incinerati per molte
generazioni. Con il II secolo a.C. si assiste ad un notevole incremento
demografico e al diffondersi di tombe appartenenti ad individui di classe
media, come l’Ipogeo dei Volumni.
Arco etrusco
Monumento ed icona di Perugia, l'arco Etrusco o di Augusto è l'unica,
tra le sei porte cittadine, a non aver subito forti modifiche.
L'edificio, costruito con grandi blocchi di travertino disposti in filari
a secco è rivolto verso settentrione, in direzione di Gubbio. E'
composto da due torri di forma trapezoidale, rastremate superiormente e
da una facciata ornamentale con arco impostato obliquamente rispetto alle
mura. L'arco, costruito con volta a tutto sesto e formato da una doppia
armilla di stretti cunei accuratamente levigati è delimitato da una
cornice modanata a semplice cavetto liscio. Sulle due ghiere è incisa
l'iscrizione AUGUSTA PERUSIA, aggiunta in età romana. Ai lati sono
inseriti due blocchi informi, in arenaria, resti di due teste, pertinenti
a divinità protettrici della città. Sopra l'arco corre un
fregio, formato da metope con scudi rotondi e triglifi con pilastri, sormontati
da capitelli del tipo ionico italico, delimitato da due cornici aggettanti;
sull'inferiore è l'iscrizione COLONIA VIBIA, aggiunta con l'imperatore
di origine perugina C.Vibio Treboniano Gallo (251-253 d.C.). Al di sopra
del fregio si apre un secondo arco, delimitato da una cornice e fiancheggiato
da lesene lisce e capitelli con grande fiore centrale.
Il monumento è databile alla seconda metà del III sec.a.C.
Ipogeo dei Volumni e Necropoli del Palazzone
La tomba, appartenente alla ricca famiglia dei Velimna-Volumni, riproduce
la pianta canonica di una casa romana e la sua struttura architettonica,
articolata in dieci ambienti. Scavata nel terreno naturale ha accesso da
una lunga scala, sistemata in età moderna; la porta è formata
da architrave, stipiti e lastrone di chiusura in travertino. Sullo stipite
destro corre su tre righe l’iscrizione verticale in etrusco, relativa
alla costruzione della tomba.
Oltre la porta, su un atrio rettangolare con il soffitto imitante il tetto
ligneo a doppio spiovente, con columen centrale e travi ortogonali, si aprono
due stanze, cubicola, per ogni lato, in fondo il tablinum, e due alae terminanti
in due ambienti, con soffitti ornati da lacunari geometrici con protomi
gorgoniche, e umane. Decorati i timpani con scene riferibili all’oltretomba.
Il tablinum è occupato da sette urne cinerarie iscritte, sei etrusche,
di ottima fattura, in travertino stuccato, una romana in marmo. La più
notevole è quella addossata sulla parete di fondo di Arnth Velimnas
Aules, rappresentato semisdraiato sulla kline, al centro della quale è
dipinta la porta dell’Ade, fiancheggiata da due Lase. A destra sono
quattro urne in travertino con defunto semigiacente e testa di Medusa nel
prospetto. Appartengono agli altri componenti della famiglia, il nonno,
il padre ed i fratelli; a sinistra è la figlia Veilia raffigurata
a banchetto, seduta. L’urna in marmo appartenente all’ultimo
personaggio sepolto nella tomba, rappresenta un edificio romano, ornato
con festoni a rilievo, databile al I sec.d.C.; reca inciso il nome sia in
etrusco che in latino.
Assai discussa la datazione della tomba, posta alla seconda metà
del II sec.a.C., ma che, anche a seguito del rinvenimento del sepolcro dei
Cai-Cutu a Monteluce si cerca di rialzare al III sec.a.C. Nel vestibolo
moderno, sono raccolte numerose urne cinerarie della circostante necropoli
del Palazzone di età ellenistica.
La necropoli, scavata nell’Ottocento e, successivamente, dal 1963
in poi, è costituita da quasi duecento tombe. I sepolcri, scavati
nel terreno naturale, sono a camera, preceduti da un piccolo dromos, e si
inquadrano per lo più di età ellenistica, ma in parte sono
riferibili anche ad età arcaica e perciò di eccezionale interesse
per la storia della città di Perugia nell’antichità.
La necropoli, inserita nel parco archeologico, è aperta al pubblico
e visitabile seguendo percorsi accompagnati da pannelli didattici. Sempre
nell'ambito della necropoli è l'antiquarium, di recente allestimento,
con esposizioni tematiche incentrate su aspetti della vita quotidiana.
Ipogeo San Manno
L’ipogeo è costituito da un ampio vano rettangolare con copertura
a volta, rivestito da blocchi di travertino, perfettamente allineati e commessi
a secco. Sui lati lunghi si aprono simmetricamente due piccole camere quadrate,
anch’esse con copertura a volta. Sopra l’arco di accesso della
cella di sinistra è incisa una lunga iscrizione etrusca che corre
su tre righe di diversa lunghezza. Il testo menziona la tomba costruita
da Aule e Larth della famiglia Precu. Sono ricordati il padre Larth e la
madre, della famiglia Cestna. L’ingresso originario era sul lato opposto
dell’attuale scala di accesso.
Tomba dei Cai Cutu
Nel dicembre 1983 a Perugia fu scoperta una tomba etrusca inviolata. La
tomba, a pianta cruciforme, è composta di una cella più ampia
con funzione di vestibolo, cui si accedeva dal corridoio (dromos) a cielo
aperto, chiuso da un lastrone di travertino trovato ancora al suo posto,
e da altre tre celle che si aprono su tre lati del vestibolo. Essa conteneva
cinquanta urne cinerarie in travertino di tipo perugino (di cui due rivestite
di stucco) e un sarcofago in arenaria, posto lungo la parete di fondo della
cella centrale, il quale costituisce la più antica deposizione nella
tomba. Il sarcofago, privo dell’iscrizione recante il nome del defunto,
conteneva i resti di un inumato. I personaggi più antichi, sepolti
per primi nella tomba, presentano un nome di famiglia composto da due elementi
(cai cutu), che denota un’origine servile del capostipite della famiglia.
Nel corso del tempo i membri successivi del gruppo familiare hanno eliminato
dalla formula onomastica il nome cai, conservando solo il nome cutu. Nelle
urne più recenti, databili dopo l’89 a.C., cioè dopo
la concessione della cittadinanza romana, l’iscrizione onomastica
è latina: il gentilizio etrusco cutu è latinizzato in Cutius.
Nella tomba si può perciò cogliere il passaggio linguistico
dall'etrusco al d latino. Le più notevoli urne cinerarie sono quelle
deposte per prime, rivestite di stucco.
Le pessime condizioni di conservazione della tomba non hanno consentito
l'allestimento del materiale nella tomba stessa. Si è perciò
deciso di esporre tutto il corredo nel Museo Archeologico Nazionale dell'Umbria,
riproducendo la tomba e la sistemazione dei materiali all’interno;
una scelta che consente al visitatore di cogliere immediatamente l'impianto
della costruzione e la stratificazione delle deposizioni nel corso di circa
due secoli.
Testi tratti dal sito della
Soprintendenza
per i Beni Archeologici dell'Umbria, dietro autorizzazione della stessa.