Siti Archeologici: Todi
.: La particolare posizione d’altura e il controllo sulla più
importante via d’acqua del centro Italia, il Tevere, determinarono
la rilevanza economico-strategica del centro umbro. Lo stesso nome etrusco
Tutere (tute=confine) sembra accreditare l’ipotesi di una zona di
delimitazione, l’ultimo baluardo verso l’Etruria.
La documentazione archeologica, particolarmente abbondante a partire dal
V secolo a.C., attesta una continuità abitativa fino a tutto il periodo
preromano. I ricchi oggetti in bronzo restituiti dalle tombe, tra i quali
la famosa statua di Marte, di altissimo livello artistico, depongono per
una fiorente economia, specialmente tra il IV e il III secolo a.C. La vicinanza
con importanti arterie stradali, la Flaminia e l’Amerina, contribuì
a favorire il processo di romanizzazione. Compresa, come altre città
dell’Umbria meridionale, alla tribù Clustumina, venne successivamente
assimilata nella regione VI, Umbria. Le numerose ville rustiche disseminate
sul territorio di Todi suggeriscono inoltre una diffusa produzione vinicola.
La cinta muraria e i cosiddetti Nicchioni
La parte sommatale del colle su cui sorge la città di Todi ha da
sempre dovuto affrontare problemi legati alla natura geologica del sottosuolo;
le frequenti frane e la conseguente periodica distruzione dei manufatti
ha costretto le popolazioni a ricorrere a mezzi di vario tipo per contrastare
il fenomeno; fino da epoca romana fu individuata la principale causa dei
dissesti, nell’eccessiva imbibizione degli strati di terreno su cui
sorgeva il centro: fu pertanto indispensabile realizzare una complessa rete
di cunicoli drenanti ai quali affidare l’eliminazione dell’acqua
in eccesso, e al contempo rinforzare le pendici con sostruzioni anche imponenti
che ne impedissero il collasso. Lungo i fianchi del colle sono visibili
molte di tali costruzioni, anche di dimensioni imponenti, come il grande
bastione sovrastante il fosso delle Lucrezie, sul versante settentrionale,
o quello che forma la base del complesso monastico di San Fortunato, verso
sud. Una delle strutture più note è quella costruita sul versante
meridionale del colle, a sostegno della zona sommitale; essendo posta in
una zona particolarmente importante e visibile dalle vie di comunicazione
che scorrevano nella vallata sottostante, e formando una sorta di quinta
scenografica ad un grande piazzale, il bastione fu sistemato con una serie
di nicchie, che in antico lo fecero ritenere come resto di un tempio dedicato
a Marte, divinità ampiamente venerata nella città. Le recenti
ricerche hanno permesso di identificare una struttura fondale profonda oltre
nove metri, in opera cementizia, che sopra terra era stata rivestita da
lastre e blocchi di travertino; il coronamento superiore, al di sopra della
volta delle nicchie, era formato da una fascia a metope e triglifi, sopra
la quale era il parapetto di una seconda grande piazza ad un livello superiore.
All’interno, oltre ad un cunicolo drenante, era stata scavata una
cisterna per la raccolta delle acque. In una delle nicchie è stato
scoperto un mosaico pavimentale con motivi marini a tessere bianche e nere,
che probabilmente decorava la vasca di un ninfeo addossato al monumento.
Il foro e le cisterne
Una serie di lavori condotti per il consolidamento del colle su cui sorge
la città di Todi ha permesso di conoscere in modo esauriente l’aspetto
della zona centrale della città in epoca romana. La riscoperta del
basolato antico in lastre di travertino ha mostrato che l’estensione
dell’area forense era molto maggiore dell’attuale, estendendosi
al di sotto dell’attuale Cattedrale, verso ovest, al di sotto della
serie di edifici di fronte ai palazzi comunali, ed anche verso sud, dove
ora sorge il palazzo dei Priori. La diversa tessitura della pavimentazione
indica che essa ha subito varie trasformazioni e rifacimenti nel corso della
sua storia, prevedendo al di sotto della superficie una serie di strutture
per la conservazione delle acque. si tratta di due blocchi paralleli di
vani sotterranei scavati negli strati argillosi consolidati del sottosuolo
tuderte nei quali convergevano le acque piovane, sufficienti alle necessità
della vita quotidiana della città. Il nucleo orientale delle cisterne
è stato reso accessibile grazie ad un’apertura praticata nei
secoli scorsi, quando uno dei vani serviva da cantina per le abitazioni
sovrastanti. La funzione centrale del foro nella vita politica e amministrativa
del centro romano è sottolineata dalla presenza di una serie di pozzetti,
funzionali allo svolgimento di operazioni elettorali, secondo la complessa
tradizione nota attraverso le fonti letterarie, oltre che dalle basi in
opera cementizia di probabili gruppi statuari che si ergevano nella piazza.
Ancora oggi si è conservata la funzione centrale della zona, sottolineata
dalla presenza dei maggiori edifici pubblici, come i palazzi comunali, il
palazzo dei Priori, la Cattedrale.
Testi tratti dal sito della
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