Arnolfo di Cambio ( - - - 1302)
Documentato dal 1265 come discepolo di Nicola Pisano, identificato tradizionalmente
- come riporta il Vasari ne Le Vite - come figlio del leggendario Lapo,
architetto tedesco d'origine, Arnolfo acquista definitivamente un'ascendenza
(figlio di Cambio) e una patria (Colle Val d'Elsa) solo nel secolo scorso.
Nonostante la costante attenzione della critica, e gli studi a lui dedicati,
l'artista rimane tuttora difficilmente inquadrabile e, l'ambito della sua
attività, rimane di dubbia definizione.
Arnolfo è indubbiamente architetto: come tale firma il ciborio di
San Paolo Fuori le Mura, a Roma, nel 1285; è ingegnere (come dimostra
la sua attività giovanile per Carlo d'Angiò), urbanista, scultore
e conoscitore dell'antico e forse - stando alle appassionate ipotesi della
Romanini - pittore, qualora lo si voglia identificare con il Maestro di
Isacco, autore delle celebri scene nella Basilica Superiore di Assisi.
E' Giorgio Vasari a costruire, nelle "Vite", una prima "fortuna"
per Arnolfo, delineando per lui un personaggio poliedrico, capace di restituire
dignità all'architettura dopo i presunti "secoli bui",
svolgendo - tra l'altro- un ruolo fondamentale nel rinnovamento urbanistico
e architettonico di Firenze e nella nascita delle "terre nuove":
San Giovanni Valdarno, Castelfranco e Terranuova.
Nessuna certezza esiste sulla data della morte, attestata da taluni nel
1302, avvenuta comunque prima del 1310.
L'attività di Arnolfo si suole dividere tra un periodo di discepolato
presso Nicola Pisano, contemporaneo a intensi rapporti con Carlo d'Angiò,
e culminante nell'autonoma impresa perugina della "Fontana Minore";
è quindi attestato un episodio orvietano - la realizzazione del monumento
funebre per il Cardinale Guglielmo de Braye - morto nel 1282 - in San Domenico
- e da un lumgo periodo romano, inframmezzato da significativi soggiorni
fiorentini.
A Roma, suoi sono il ciborio di San Paolo (1285), il Presepe di Santa Maria
Maggiore, il ciborio di Santa Cecilia in Trastevere (1293), i lavori all'Aracoeli,
il Monumento Annibaldi in Laterano, le statue di San Pietro e il Monumento
funebre a Bonifacio VIII (1300) nel complesso della Basilica Vaticana.
A Firenze, tuttora da indagare è il ruolo nella costruzione della
Badia, certa e documentata l'attività in Santa Maria del Fiore e
in Santa Croce, leggendario - ma difficilmente negabile - il ruolo nella
progettazione di Palazzo Vecchio.
La biografia indiziaria include lavori per Assisi, studi e progetti per
le maggiori opere urbanistiche dell'epoca, e segnala rapporti con i principali
centri della cultura architettonica e della scienza ottica attivi in Europa
sul volgere del XIII secolo.
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