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Carlo Carrà - Dalla Metafisica al Futurismo - Assisi

Fino al 10 ottobre 2005 - Abbazia benedettina di San Pietro

.: Carlo Carrà ha raccontato la prima metà del Novecento tra futurismo e pittura Metafisica. Nell'Abbazia benedettina di San Pietro di Assisi, sono in mostra 90 opere di uno dei maggiori artisti e pittori contemporanei del nostro tempo. Le opere esposte attraversano il periodo futurista fino ad arrivare alla fase Metafisica dell'esperienza con De Chirico e Savinio. La mostra è stata inaugurata per Pasqua e si terrà fino al 10 ottobre 2005.

Carlo Carrà è nato a Quargnento (Alessandria) nel 1881:

.: inizia come decoratore spinto da un imbianchino del paese. Si trasferisce a Parigi per decorare inizia come decoratore. Nel 1906, tornato a Milano, si iscrive all'Accademia di Brera. Nel 1908 lavorando all'allestimento delle mostre per la Famiglia Artistica, conobbe Boccioni e Russolo. Insieme a Severini e Balla firmarono nel 1910 il Manifesto dei pittori futuristi di Marinetti. Nello stesso anno ispirato alla tecnica divisionista di Giuseppe Pellizza da Volpedo, realizza i "Funerali dell'anarchico Galli". Durante la Prima Guerra Mondiale Carrà si allontana per rivalità ed incomprensioni da Marinetti e Boccioni e inizia a collaborare con Ardengo Soffici e Giovanni Papini al periodico futurista "Lacerba" di Firenze nel 1913-15. Durante gli anni della guerra Carrà sviluppo uno stile consapevolmente ingenuo o "antigrazioso", ispirato alla solidità plastica dei trecentisti toscani e a Henri Rousseau. Nel 1917 a Ferrara conosce de Chirico e Savinio e con loro da vita alla "scuola" della pittura metafisica ma l'atmosfera delle sue immagini è assai diversa dalla diffusa ironia e dal nichilismo dell'opera dechirichiana. Comincia ora una presa di posizione di Carrà nei confronti dei valori pittorici della tradizione italiana. Nel 1921 diventa critico d'arte del quotidiano "L'Ambrosiano" una posizione influente che mantenne per diciassette anni. Nel 1933 Carrà sottoscrive il Manifesto della pittura murale di Sironi ed esegue affreschi per la Triennale di Milano del 1933 andato distrutto e per il Palazzo di Giustizia nel 1938. Nel 1941 viene nominato professore di pittura all'Accademia di Brera. Nel 1962 al Palazzo Reale di Milano viene allestita una mostra antologica della sua opera. Muore nel capoluogo lombardo nel 1966.







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