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Chiese, cattedrali, conventi, monasteri, eremi e santuari

.: L'Umbria ha un patrimonio ricchissimo di spiritualità, chiese, conventi, monasteri, cattedrali. Una breve storia attraverso i vari periodi storici per conoscere meglio l'architettura degli edifici religiosi.
Le chiese e cattedrali in Umbria già in epoca preromanica, attraverso la loro ricostruzione permise uno sviluppo di edilizia religiosa, un fenomeno straordinario per consistenza quantitativa e per capillarità di penetrazione anche in zone più interne e accidentate come Narni, Assisi, Spoleto che testimoniano la lunga persistenza dei modelli basilicali e decorativi romani. L'epoca del romanico umbro ci lascia numerosi reperti scultorei ma non supporta un linguaggio omogeneo. L'influenza delle tradizioni locali è notevole, pensiamo all'architettura dello spoletino con i suoi influssi lombardi.
Nella metà del 1200 con la costruzione delle chiese francescane (Santa Chiara ad Assisi, San Francesco al Prato a Perugia e San Francesco a Terni), quelle domenicane (San Domenico a Perugia), ma anche quelle agostiniane (Sant'Agostino a Perugia, San Niccolò a Spoleto) vengono a coincidere con i nodi di una fitta orditura che condiziona lo sviluppo dei centri abitati, pensiamo alle dimensioni spesso fuori scala di questi edifici come ad esempio il Duomo di Orvieto. Con la costruzione anche dei palazzi pubblici assieme alle cattedrali la città assume un ruolo polifunzionale, come il caso di Perugia, Todi e Gubbio.
Con le grandi chiese arriva il periodo dei cicli affrescati. L'emergere di Perugia e Assisi, non riduce la vitalità dei centri grandi o minori della regione, la cui attività artistica al contrario riceve spesso impulsi decisivi dall'enorme ampliamento dell'orizzonte pittorico, artisti del calibro di Cimabue, Giotto, si apprestano a dipingere le pareti della chiesa di San Francesco.
Nel '400 in area alto-tiberina si perpetua una tradizione di scambio tra l'Umbria "romana" e la Toscana dei Medici che in Vasari ha il suo nume tutelare e al cui gusto sono da riferire numerosi interventi come la cappella Vitelli in San Francesco e altre chiese di Città di Castello. A Todi si ha la traduzione di un'idea del Bramante con il Tempio di Santa Maria della Consolazione che si ritrova in scala minore a Spoleto con la chiesa di S. Maria della Manna d'Oro.
Nel cinquecento l'Umbria diventa interamente una provincia dello Stato Ecclesiastico di Roma. Ecco che si condividono gli ideali di arte oltre che di costume. In questo secolo si iniziano le costruzioni della chiesa di Santa Maria degli Angeli ad Assisi, e per l'arredo delle navate del Duomo d'Orvieto vengono chiamati numerosi artisti della cultura romana.
Nel seicento l'importazione di prodotti della cultura romana ha una esemplificazione molto interessante anche per ciò che concerne la scultura: i busti dei coniugi Roscioli nel Duomo di Foligno, opera di Gian Lorenzo Bernini, sono una spia di una fitta rete di rapporti anche ad alto livello che intercorsero tra centro e periferia.
Il settecento umbro è costituito da un episodio di particolare rilievo per l'architettura umbra; il folignate Giuseppe Piermarini ricostruisce l'interno della Cattedrale di Foligno ispirata ad un progetto di Luigi Vanvitelli.
Il primo ottocento è caratterizzato da esigenze di enfatizzazione per quanto riguarda la "visibilità" di un potere come quello Pontificio che invece era destinato fatalmente a sfaldarsi.
Nel novecento si ha un progressivo sgretolamento dell'identità artistica umbra. La storia di questo periodo attraversa una fase non di tendenze o di relazioni ma semplicemente di episodi e di personalità isolate anche se spesso di primissimo piano. Citiamo in questo caso la costruzione di Tommaso Buzzi a Montegabbione nel ternano de' La Scarzuola.




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