Franco Venanti
È nato il 6 novembre 1930. L'attività pittorica di Franco
Venanti, spesso svoltasi contro corrente rispetto a momenti storici e a
personaggi che anche in Umbria hanno sovvertito dalle radici la tradizione
delle arti visive, si può riconsiderare oggi come un percorso sereno
e tenace "nella figura", coerente ed entusiasmante nell'immaginazione,
brillante e inesauribile nel contatto con il fluire della storia.
Questa serie di aggettivi può certo riferirsi anche alla sua concreta
persona fisica, "figura" dei suoi stessi quadri, ispiratrice sotterranea
delle grandi composizioni così come dei dettagli e dei particolari
in cui quelle si lasciano scomporre.
La forza dei quadri di Venanti, dopo tanti anni di conferme e di meriti
riconosciuti sta proprio nella caratteristica, che oggi si legge molto bene,
di attrazione e coinvolgimento da essi esercitata. E' la potenza del tratto
pittorico, è la sapienza delle luci, è l'inconfondibile miscela
di colori a farsi spessore di quadro e, per incantesimo, vuoto figurativo
in cui lo spettatore, il visitatore non può non lasciarsi attrarre
per dare la propria storia al quadro e arricchirsi, di contro, del potere
dell'immagine lì contenuta.
Non per questo, la produzione di Venanti è misteriosa o ha lati nascosti:
quanto il suo autore, essa è palese e immediata, tragica e ironica,
limpida e accattivante, stabile nella superficie e mobilissima al di sotto,
malinconica e gaudente, serena negli occhi e nel cuore. .
L'entusiasmo che questa pittura genera e l'energia che da essa si irradia
sono un dono che va accolto e conservato a lungo, coincidono con la misura
interiore dell'autore che si rifrange nel quadro e fa salire in alto il
mondo dei colori e delle figure strette nella cornice.
"Non ho mai concepito l'arte a tema esclusivo, ma sfoghi molteplici.
Certo, s'imboccano, volta per volta, strade diverse. Anche percorrendole
sino in fondo, ci si può fermare sul ciglio per curiosare nelle vie
traverse. Altrimenti ci si annoia o si diventa matti.
Il bello, il misterioso, lo stravagante, e anche il doloroso delle donne
lo ritrovò più tardi, soprattutto nei cinque anni del suo
purgatorio esistenziale intercorsi tra il primo matrimonio fallito e il
secondo da reinventare. E lo raccontò nei suoi quadri in chiave cifrata,
metafisica e simbolica.
Con la politica -continua Venanti -è la stessa cosa. Non sono un
animale politico perché la mia animalità è istintiva
e selvaggia, non meditata, mai utilitaristica e speculativa. Eppure parlo
sempre di politica. Odio il potere.
Chi sale su una sedia m 'infastidisce per il solo fatto che si sceglie il
piedistal-lo. Sono stato amico di guevaristi e preti scismatici. Nel gruppo
culturale Bonazzi, che sciolsi nel '74, vissi attimi inebrianti di sfida
e protesta. Ma diffido degli aggiustamondo di professione. E poi, alle volte,
con raccapriccio, mi sorprendo in fragrante nostalgia di valori che una
volta pensavo fosse giusto distruggere e che invece, forse, bisognava conservare.
Almeno quelli eterni, che proteggono la nostra individualità, la
nostra ansia di libertà e di civiltà. Così con le donne.
Mi hanno sempre attirato, nel bene e nel male, quando le rinnego e quando
le rimpiango, e quando le cerco di nuovo. Penso che le donne siano gli animali
più pittorici, oltre che i più pittoreschi, che possano insegnare
ad un artista il gusto di vivere e la voglia del misterioso."
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