
Gerardo Dottori
Perugia 1884 - 1977
Uno degli interpreti più significativi del Futurismo. L’assunto
fondamentale della sua ricognizione pittorica e grafica è in nuova
elaborazione della prospettiva aerea, cosiddetta “a volo d’uccello”.
Già adottata nel Rinascimento da Leonardo secondo canoni scientifici,
viene ripresa in termini soggettivi e trasfiguranti, con scorci dilatati
e multipli punti focali. Concreta l’immagine nei vortici centrifughi
e centripeti degli andamenti lineari e nella fibrillazione atmosferica del
colore: princìpi di simultaneità e penetrazioni reciproche
di forme visualizzanti il planetario dinamismo alla base della concezione
futurista pienamente recepita da Dottori nelle istanze fondanti di velocità
e compenetrazione di forme in movimento. Sovente l’accezione è
lirica, “naturalistica” ispirata a una realtà concepita
come fenomeno in divenire, parte di un insieme cosmico racchiudente ogni
elemento dell’immagine in un continuum spaziale denso d’energia,
materia vitalistica e luce, come si rileva dalla decorazione dell’Aeroporto
di Ostia (1929), o dal dipinto Miracolo di luci della Galleria Nazionale
Moderna di Roma, poetica ulteriormente precisata dagli anni Quaranta con
opere quali Lago umbro (1942).
Nasce a Perugia nel 1884. Orfano di padre, compiute le elementari lavora
presso un antiquario per circa quattro anni, poi si concede un periodo di
riflessione, che trascorre girovagando nelle campagne circostanti la città.
Frequenta quindi l’Accademia di Belle Arti e, tra il 1904 e il 1905,
inizia a dipingere secondo i dettami formali del divisionismo. Nel 1906
a Milano opera come riquadratore di stanze; poco dopo, disoccupato, è
costretto a rientrare a Perugia. Nel 1912 aderisce al Futurismo, avanguardista,
culturalmente avanzato e provocatorio, scelta fondamentale che orienta l’intero
percorso artistico. Al ritorno dalla guerra del ’15-’18 fonda
la rivista “Griffa”. Nel 1926 si trasferisce a Roma, dove risiede
fino al 1939 e collabora con diverse testate giornalistiche. Nel 1929 firma
con i futuristi Balla, Marinetti, Depero, Fillia, Prampolini, Tato, Somenzi
il Manifesto dell’Aeropittura. Rientra a Perugia in seguito all’incarico
di docente alla locale Accademia di Belle Arti (1939), che peraltro dirige
dal 1940 al 1947. Abbandona l’insegnamento nel 1967. È presente
in 11 edizioni della Biennale di Venezia (1924-1942) dov’è
il primo futurista a proporsi. Viene regolarmente invitato a ogni Quadriennale
romana fino al 1948 e a numerosissime esposizioni nazionali ed estere, tra
le quali si segnala la mostra “Dottori ottanta anni di grafica 1895
– 1975” alla galleria Editalia (oggi Edieuropa). Muore nel 1977.
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