Gian Domenico Cerrini
17 settembre 2005 - 8 gennaio 2006 - Palazzo Baldeschi Perugia
Gian Domenico Cerrini (Perugia, 1609 – Roma 1681) combina la cultura
classicista di fondo con un certo spirito di indipendenza nei confronti
delle tendenze dominanti, un certo anticonformismo, una libertà mentale
che produce la sua originalità.
Il giovane Gian Domenico si educò nella bottega romana di Guido Reni.
In realtà la sua formazione, anche se decisamente influenzata dal
linguaggio del maestro bolognese, appare molto più complessa, includendo
suggestioni che spaziano dallo Scaramuccia al Roncalli, dal Lanfranco al
Guercino, dal Domenichino al Sacchi. Dosando con intelligenza le varie componenti,
Cerrini mette a punto uno stile assai originale che è facilmente
riconoscibile per i contorni ondulati, piuttosto morbidi, nei quali egli
inserisce campi di colore chiaro e lattiginoso (molto caratteristico è
il suo rosa)”.
Il suo modo di esprimersi è caratterizzato dai soliti toni spenti
di lilla e di azzurro cinereo, dalle stesse forme nelle quali gli ampi panni
formano anse arrotondate e dallo stesso carattere morbido delle luci che
accarezzano i corpi come disossati.
L’ingresso nel giro della più qualificata committenza romana
degli anni trenta-quaranta del seicento fu indubbiamente facilitato dallo
stretto e prolungato rapporto che l’artista intrattenne con i maggiori
esponenti della famiglia Spada, primo fra tutti il cardinale Bernardino.
Gli inventari antichi ricordano opere del maestro nelle prestigiose collezioni
Azzolini, Barberini, Chigi, Colonna, Corsini, Costaguti, Marefoschi, Omodei,
Pallavicini, Rospigliosi, Spada. Molto importante per la carriera del pittore
fu il contatto con Giulio Rospigliosi, il futuro papa Clemente IX. Ci sono
buoni motivi per credere che sia stato proprio il Rospigliosi a commissionare
la decorazione della cupola di Santa Maria della Vittoria a Roma, opera
che Gian Domenico realizzò tra il 1654 e il 1655. Contigua alla Cappella
Cornaro, dove Gian Lorenzo Bernini aveva da poco realizzato (1652) la famosa
Estasi di santa Teresa, questa decorazione denota un senso spaziale un po’
secco e arcaizzante lontano dalla spazialità barocca.
Le critiche che in ambiente romano si levarono contro questa “ardita”
realizzazione pittorica, portarono alla pubblicazione di un libretto di
poesie in difesa dell’ artista (1656), anche se il vero destinatario
dei componimenti poetici fu lo stesso cardinal Rospigliosi. Per sfuggire
alle critiche, chiaramente finalizzate a gettare discredito sul pittore
“di provincia” che aveva osato sfidare le grandi imprese decorative
del barocco romano, Gian Domenico si trasferì a Firenze. Qui trovò
accoglienza presso la corte medicea e qui si trattenne dal 1656 al 1661,
realizzando numerose opere di sobria tenuta classicista.
La “ventata barocca” lo travolse al suo ritorno in Roma. I dipinti
di questo periodo si caratterizzano per la presenza di figure dai panneggi
convulsamente agitati. Forme in movimento e colori squillanti denunciano
il cedimento alle pressioni delle nuove tendenze.
Informazioni utili
Gian Domenico Cerrini
Palazzo Baldeschi - Corso Vannucci - Perugia
Orario:
tutti i giorni 10.00 - 19.00
Chiuso il 1° gennaio
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