Giuseppe Fioroni
Giuseppe Fioroni è nato nel 1938 a Perugia dove vive e lavora.
Enzo Fabiani (Il Poliedro, Roma, ott.-nov. 1984)
"E' evidente che i dipinti di Giuseppe Fioroni denunciano, o meglio dichiarano
subito un preciso amore per la materia: sicché quasi potrebbero far
venire in mente, ad esempio, quella sorta di immedesimazione che un musicista
può avere per la "pasta" sonora, per la vibrazione dello
strumento, o lo scultore per la creta, il poeta per la "corposità"
della parola, e così via. Se poi si volessero vedere le caratteristiche
di questo preciso amore, o meglio partecipazione, ad esempio da un punto
di vista cronologico, cioè di riferimento temporale, allora è
facile, mi sembra, ricordare l'affresco medioevale umbro per un modo tra
sensibile e astratto, e quindi mistico, di sentire e di esprimere, di partecipare
e di dire.
Ed è anche chiaro che queste sono indicazioni, sono richiami per
avviarci verso quei componimenti, o piccoli poemi, che Fioroni via ci offre,
sempre più intensi, sempre più affascinanti: i quali si svolgono
addensando motivi ed elementi (cioè figure e forme) in uno spazio,
verrebbe da dire in una aiuola, ben preciso che ne riceve e conserva tutta
la forma e la suggestione. Ed è allora (e penso in particolare alla
serie dei guazzi) che, per certe frammentazioni e coloriture particolari,
può venire in mente anche la ceramica: certe composizioni di Leoncillo,
tanto per intenderci, dal ritmo vivace e insieme severo, con parti preziose
ed altre rustiche, o ruvide.
Certo, come qualcuno ha accennato, viene anche da ricordare, vedendo le
diverse opere di Fioroni, quel mondo cosiddetto paranormale, ed anche la
cosiddetta zona onirica: mondo e zona che possono offrire una infinità
di motivi e variazioni di cui non sempre è possibile precisare origini
e radici, e neanche intendere appieno i significati. Ma è questo
un discorso che (con buona pace dei padri del Surrealismo) appare in realtà
alquanto deviante, perlomeno, in quanto c'è il rischio, seguendolo
e approfondendolo, di fare confusione sulle ragioni e le caratteristiche
stesse dell'arte: la quale non è poi quel gran mistero o quel gran
guazzabuglio che tanto spesso si vuol far credere: forse allo scopo di mettere
il non artista addirittura in uno stato di inferiorità...
Un altro aspetto da considerare con attenzione è quello derivante
dalla presenza delle figure nella "scena" del quadro: esse generalmente
non sono dominanti né predominanti, anzi sembrano fondersi in forme
spesso evanescenti, o comunque non definite: eppure è evidente che
da quelle figure o figurette dipende l'andamento o potremmo anche dire la
ragione stessa del quadro. Figure tuttavia che troviamo a volte in primo
piano, specialmente in alcuni dipinti ad olio molto belli: ed allora esse
hanno qualcosa di ieratico e di solenne, e ci appaiono come prese in una
profonda meditazione.
Un mondo a volte anche allucinato, ma mai crudele; a volte anche bizzarro
ma mai sradicato dalla sensibilità, che è anzi in esso parte
importante. Non vorremmo fare della letteratura: ma ci sembra proprio che
questa pittura sia anche il tentativo di una "composizione di luogo"
non necessariamente definita, alfine di lasciare a chi la guarda la possibilità
di andare oltre, di immaginare altri motivi e altre risonanze: sempre però
in nome di una verità poetica che esige di essere detta, e anche
partecipata."
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