Livio Orazio Valentini
Livio Orazio Valentini (1920) è pittore, scultore, ceramista. La
sua attività artistica inizia nel 1945, dopo aver vissuto l'orrore
del campo di concentramento di Buchenwald.
Inizialmente pittore figurativo, subisce l'attrazione dell'Informale che
rielabora con stilemi personali ed originali, dando vita a quello che alcuni
critici hanno definito "Informale orvietano". Sempre negli anni
Sessanta sono da ricordare le esperienze di sculture e ceramista nonché
la costante produzione di arte sacra.
Sensibilissimo ai valori civili e sociali, nelle sue opere trasfonde sollecitudini
culturali che si manifestano in opere di grande intensità: il Crocefisso
(1962) in legno-ferro-ceramica e il grande dipinto L'Eccidio di Camorena.
Nel 1967 trasferisce il suo studio a Roma, in Via Monti della Farina. Valentini
resta nella Capitale un anno.
Dal 1968 al 1970 nascono opere di sapore naturalistico: pitture e sculture
in terracotta, disegni e opere grafiche seriali.
A partire dal 1970 l'arte di Valentini prende a tema il rapporto (violento)
tra uomo e natura. Dalla riflessione sull'esercizio della "hybris"
umana sull'ambiente e gli animali comincia il lungo "Ciclo degli Uccelli".
La pittura è ancora velatamente informale e carica di grandi espressioni
drammaturgiche.
Sempre nel 1970, cosciente che una città dall'enorme tradizione artistica
quale è Orvieto non può non disporre di un luogo formativo
adeguato alla sua prestigiosa storia, contribuisce alla fondazione dell'Istituto
d'Arte.
Sino al 1977 il passato artistico non era riuscito a produrre sull'artista
alcuna fascinazione tale da indurre mutamenti profondi negli stili e nelle
concezioni estetiche. Eppure, con la realizzazione delle "Dieci iconologie
del Duomo di Orvieto" si inaugura un dialogo con la storia quanto mai
fecondo. Valentini "spicca", letteralmente, "Smonta"
e ridisegna linee di sculture e di brani di sculture della facciata del
Duomo.
Nel 1979 si reca a Berlino. L'esperienza del "Muro" eccita la
sua sensibilità e il suo sdegno. Ritorna in Italia e pubblica una
monografia: "Un muro, l'eccidio degli uccelli". E' un opera di
denuncia nella quale, assieme alle opere, sono contenute immagini terribili
del presente e del passato. Completano il tutto scritti di Lipa e Serge
Goldstein, Michele Greco, Gerardo Ortese, Angelo Rossi, G.Cavazzini, E.Cantillo,
F.Masini, D.Micacchi, e P.M.Toesca.
Nel 1982 Valentini si reca negli Stati Uniti su invito del Professor Alan
Grahan dell'Università di Atens (Georgia). Il confronto con le estetiche
americane sembra risentire la grande opera pubblica realizzata sempre alla
fine del 1982 in piazza Cahen a Orvieto, il monumento al 3° Reggimento
Granatieri.
Nel 1985 viaggia in Nigera dove le forti sensazioni africane ampliarono
le prospettive espressive di un artista ormai pienamente maturo.
Sempre nel 1985 Valentini si riavvicina al passato: avvia un'intesa osservazione
degli affreschi del Signorelli nel Duomo di Orvieto. La tecnica è
quella già sperimentata nel 1977: "spiccare" le figure
per riportarle in terra. L'idea si trasforma in opera: prima nascono le
6 litografie e poi, l'anno successivo, il grande ciclo pittorico sul "Finimondo
di Signorelli", esposto tra il marzo e il maggio del 1986 nel Chiostro
di S.Giovanni a Orvieto, come apertura delle celebrazioni per il VII Centenario
della Cattedrale.
Nel 1988 realizza uno stand alla "Cibus" per la Barilla Nel 1989,
visitando la Sala Elephas presso il Forte Spagnolo de L'Aquila incontra
lo scheletro di un enorme esemplare animale dell'inizio Quaternario. L'incontro
gli provoca un'emozione fortissima e inizia così il ciclo "Fuga
nel Quaternario": paesaggi cosmici di grandi dimensioni, storie di
creazioni, trofei simbolici in terracotta, sculture in legno e ferro.
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