
Matteo da Gualdo
Quella di Matteo da Gualdo è la storia, ormai 'classica' ma sempre
viva e avvincente, di un genius loci che ha caratterizzato tra la seconda
metà del XV secolo e gli inizi del successivo (proseguendo poi con
l'attività del figlio Girolamo) la produzione artistica di un centro
culturalmente ed economicamente molto vivace: Gualdo Tadino. I suggestivi
itinerari che dal Museo, alle chiese cittadine e alle numerose frazioni
si spalmano su colli e montagne circostanti raccontano il senso di questa
lunga attività che vide impegnato Matteo sia per soddisfare commissioni
importanti sia per testimoniare la devozione popolare, integrando i guadagni
d'artista anche con l'attività di pubblico notaio. Una produzione
forse non capita appieno in passato dalla critica d'arte contemporanea ed
oggi meglio valorizzata, anche se proprio uno dei padri della moderna storia
dell'arte, Federico Zeri, ebbe modo di scrivere più volte sulla produzione
di Matteo fino ad acquistarne una delle sue opere più interessanti.
A Gualdo Tadino abbiamo la possibilità di ammirare la quasi totalità
della produzione giovanile del maestro che, successivamente, fu particolarmente
vicino alla scuola di Camerino.
L' eccentricità di Matteo da Gualdo non si misura solamente dentro
gli spazi aperti, dentro il rapporto tra 'centro e periferia', ma anche
osservando e vagando dentro il microcosmo delle opere di Matteo. Non sappiamo
se l'artista fu eccentrico anche nella persona, ma è certo che egli
creò opere eccentriche (soprattutto quelle più avanzate nel
tempo) nel senso più letterale del termine. Possiamo allora ammirare
dipinti segnati da personaggi fortemente caratterizzati nelle fisionomie,
figure sul limite del grottesco, irreali in quei volti così allungati,
così spigolosi e dalle espressioni a volte ammiccanti e ironiche
altre volte imperturbabili, come fossero eternate in un'icona.
^inizio pagina