
Mello da Gubbio
L’artista eugubino costituisce una recentissima acquisizione per la
storia della pittura trecentesca: il suo nome è apparso infatti soltanto
nel 1979 con il restauro della tavola della Pieve di Agnano custodita nel
Museo Diocesano di Gubbio. Nella splendida pala d'altare di Pieve d'Agnano,
l'atteggiamento regale della Vergine è temperato dalla sua prorompente
corporeità, ancor più accentuata dalle fattezze sanguigne
del Bambinello. Una fisicità che si perde, circa un secolo dopo,
nella Madonna del Belvedere di Ottaviano Nelli ( nipote di Mello), un'opera
che, pur nel lessico ancora medievale delle figure, prelude ad una sintassi
compositiva propria del Rinascimento.
Nonostante Gubbio possieda numerose opere di Mello, e qualcuna sia presente
anche sul mercato antiquario, il ciclo di affreschi scoperto di recente
a Cagli viene ad essere la sua impresa più importante, tanto nella
vastità quanto nella raffinatissima qualità di pittura. Mello
è poi da considerare il capostipite di una folta genia d’artisti,
egli è infatti il nonno del noto pittore tardogotico Ottaviano Nelli
(che ebbe la felice accortezza di mutare la emme in una più assonante
enne).
Alla scoperta di Cagli, di notevole importanza per la storia dell’arte
italiana, si è giunti a seguito dei lavori di ristrutturazione degli
immobili danneggiati dal terremoto del 1997 che ha colpito l’Umbria
e le Marche. Nella gotica chiesa di San Francesco, durante il restauro è
venuto alla luce un ciclo di affreschi trecenteschi di grandissima qualità
pittorica ed estensione, dei quali era andata persa ogni traccia perché
occultati da una scialbatura operata in epoche successive. Gli affreschi
sono posizionati nelle lunette e nelle vele della volta gotica duecentesca
ottopartita.
Opere esposte alla Galleria Nazionale dell'Umbria sono: Madonna col Bambino
tra i Ss. Giovanni Evangelista e Caterina da Siena.
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