Norberto
Spello,18 settembre 1927
Norberto Proietti nasce a Spello nel 1927. Non poteva, viste le sue propensioni
successive, nascervi per caso: Spello è uno dei borghi medievali
più integri e poetici dell'Umbria, immerso in una natura lussureggiante
e serena, arricchita dalle testimonianze artistiche di Pinturicchio e di
Perugino, oltre che di un importante "minore" come Cola Petruccioli
o di un grande moderno come Prampolini. La scelta artistica di Norberto
non è comunque immediata. Le difficoltà economiche della famiglia
lo costringono a lavorare precocemente come sarto presso la bottega di uno
zio, seguendolo nei suoi trasferimenti, tra gli anni Quaranta e i primissimi
anni Cinquanta, da Roma a Bergamo. Non mancano di tanto in tanto le prime
manifestazioni di spirito creativo. Norberto, tornato nel 1951 a Spello
dove ha avviato un attività sartoriale autonoma, non sa ancora che
sarà presto l'arte ad occupare interamente la sua esistenza. La svolta
avviene d'improvviso. E' una rivelazione silenziosa, un "uragano"
e non un'apparizione miracolosa, eppure allo stesso modo dirompente nelle
sue drastiche conseguenze: «.. .quella che può apparire una
dilettantesca distrazione a poco a poco comincia a diventare per Norberto
un'esigenza vitale, anche se inconscia. E un giorno, servendosi dello stucco
lasciato casualmente nella sua abitazione da alcuni imbianchini, prepara
il fondo di una tavoletta, lo incide e lo colora, iniziando per così
dire a delineare una prima forma di tecnica espressiva del tutto personale.
Siamo nel 1955...» (L.Luisi). La scoperta del proprio destino, come
in ogni favola che si rispetti, conduce presto al successo. Dedicatosi esclusivamente
alla pittura dal 1961, dopo alcune sapienti prove nella scultura, Norberto
espone nel 1962 in Lussemburgo e nel 1965-1966 in America, a Memphis, offrendosi
subito al mercato internazionale. Questa dimensione dell'artista viene sancita
definitivamente dalla sua presenza nei Festival dei Due Mondi di Spoleto,
quasi continua negli anni compresi tra il 1967 e il 1974. E' in questa fase
che la produzione di Norberto riesce a sovrapporsi alle tendenze dell'arte
naïf, divenuta in breve tempo fenomeno di grande fortuna popolare e
commerciale. Proprio il massimo promotore del naïf italiano, Cesare
Zavattini, diventa un convinto estimatore di Norberto e gli fa attribuire
il Premio Suzzara (1971), l'Oscar dell'arte "ingenua" nazionale.
Da allora la storia bella di Norberto ha conosciuto una continua coerente
maturazione.Chiunque abbia visto anche un solo quadro di Norberto, specie
se realizzato negli anni Settanta e Ottanta, non avrà faticato affatto
a identificare totalmente il mondo poetico dell'artista con quello della
favola. Il Medioevo fa da sfondo fisico, temporale e spirituale ai dipinti
dell'artista. Non è un Medioevo propriamente storico o filologico,
ma è una categoria dell'anima alla quale Norberto attribuisce il
merito di aver conseguito la perfetta equazione tra uomo, Dio e natura.
Ci sono quadri, tra i più riusciti del periodo naïf, nei quali
questa coscienza viene espressa in composizioni lucidissime con la parte
superiore occupata dal solito borgo turrito e la parte inferiore dai campi
lavorati. Due metà equivalenti anche nelle dimensioni, due emisferi,
quello della città e della campagna, allo stesso tempo uguali e contrari.
Non cercate nelle immagini di Norberto altro Dio che non sia nelle cose,
nelle persone o negli eventi illustrati dal pennello. La natura è
immanenza assoluta e genera spontaneamente nell'uomo il sentimento della
religione, l'ammirata e rasserenante contemplazione del creato, la laude
francescana in gloria della perfezione cosmica. Nessuna incertezza, il Medioevo
metafisico di Norberto è il migliore dei mondi possibili. E' un'
Umbria sublimata in un magico eden quella di Norberto, al cui confronto
quella vera, pur bellissima, sembra una copia naïve.
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