Perugia - Rocca Paolina
.: Nel 1540, durante il papato di Paolo III Farnese, Perugia, dopo la sconfitta
nella 'Guerra del Sale', perse da ultimo comune d’Italia la sua indipendenza.
In segno di affermazione del rinnovato dominio pontificio, Antonio da Sangallo
(il Giovane) fu incaricato di costruire una imponente fortezza, stavolta
sul Colle Landone, distruggendo l’intero quartiere dei Baglioni (la
famiglia perugina più invisa dal papa) e il Borgo di S.Giuliano.
A questo scopo più di cento case, ma anche chiese e monasteri vennero
o rasi al suolo per ricavarne materiali per la costruzione o utilizzate
come sostruzioni della Rocca.
Il Papa volle che il suo progetto venisse realizzato in tempi brevi; incaricò
quale architetto dell’opera Antonio da Sangallo il Giovane, il quale
riuscì a fare della nuova Rocca (voluta da Paolo III e perciò
detta “Paolina”), non solo una possente costruzione militare,
ma anche una grande opera d’arte; ed ebbe, tra l’altro, la sensibilità
di non distruggere l’etrusca Porta Marzia, ma invece la smontò
e reincastonò nella rocca, così come oggi appare, comunque
privandola per sempre della sua funzione. Il Papa in persona effettuò
in tre anni ben sette sopralluoghi, per accertarsi che tutto procedesse
speditamente. Per reperire denaro, non si esitò a disfare e poi vendere
i singoli pezzi di travertino della antica porta etrusca di Porta Sole,
probabilmente ubicata all’estremità nord della Piazza del Sopramuro,
l’odierna Piazza Matteotti. Fu così che il nuovo considerevolissimo
edificio fu completato in soli 3 anni, cosa perfino oggi difficilmente realizzabile.
La Rocca, in piena funzione già dal 1543, consisteva, come ben dimostra
l’iconografia pervenutaci, d’una complessa struttura articolata
in diversi volumi ed architetture, aventi peraltro anche funzioni diverse:
in primo luogo la Fortezza, distinguibile in uno “zoccolo” dalla
maschia struttura militare (che è poi la parte oggi più facilmente
riconoscibile), destinata alle soldatesche, agli animali, alle armi, ai
magazzini; quindi il sovrastante Palazzo del Papa o del Castellano, ricchissimo
di eleganti architetture, di sale, affreschi e decori. Seguiva poi il caratteristico
“Corridore”, struttura alta e stretta, dotato di un percorso
scoperto e di due coperti, avente la funzione di stabilire un collegamento
diretto con la “Tenaglia”, struttura solamente militare protesa
verso la campagna dal lato di Santa Giuliana, tradizionale punto debole
delle difese perugine. La più modesta dimensione della “Tenaglia”
mostra bene quanto la Rocca fosse stata concepita essenzialmente verso l’interno
della città. Il punto estremo della Tenaglia era a soli quattro metri
dalla attuale statua di Garibaldi in Largo Cacciatori delle Alpi. L’intera
rocca era circondata da ampi fossati; solo nell’’800 fu colmato
quello del fronte principale, verso l’attuale Corso Vannucci, venendosi
così a realizzare la piazza intitolata al Cardinal Rivarola, il Governatore
pontificio che volle tale sistemazione (oggi Piazza Italia). L’occasione
della Rocca Paolina è propizia anche alla riorganizzazione urbanistica
dell’intero centro città, finalizzata ad eliminare, almeno
in parte, il dedalo di vicoli che tradizionalmente favorivano le sommosse
popolari: le odierne vie Mazzini e Calderini, nonché lo stesso sbocco
di Corso Vannucci su Piazza Italia, vengono aperte in tale occasione, anticipando,
potremmo dire, di tre secoli la soluzione di “sventramento”
che il barone Hausmann realizzò nell’’800 nel centro
di Parigi per lo stesso motivo. Ulteriori dolorose alterazioni di importanti
vestigia cittadine, causate anche queste dalle esigenze balistiche della
Rocca, furono la demolizione della chiesa sovrapposta di Sant’Ercolano
e forse anche della cuspide del campanile di San Domenico. Dalla metà
dunque del ‘500 la Rocca ebbe a sovrastare l’intera città,
segnandone l’immagine con la propria sagoma minacciosa e contrapponendosi
al vecchio cuore cittadino (il Duomo, la Fontana Maggiore, il Palazzo dei
Priori), che andò inevitabilmente degradandosi, come mostra una immagine
ottocentesca del maggior simbolo civile della città.
Oggi, dall’esterno, ne rimane visibile solamente un tratto delle mura
di sostegno in Viale Indipendenza e il bastione di levante sulla Via Marzia,
che incorpora la etrusca Porta Marzia, dalla quale si accede alle imponenti
fondazioni che utilizzarono il quartiere dei Baglioni con la Via Bagliona
e le sue case in pietra ben individuabili fra le mura in mattoni aggiunte
dal Sangallo.
Un’altro percorso, molto suggestivo, è quello delle scale mobili
che portano dal parcheggio di Piazza Partigiani attraverso la Rocca sotto
il porticato laterale del Palazzo del Governo (1870, sede della Provincia)
in Piazza Italia, circondata da edifici costruiti in seguito alla demolizione
della Rocca [ Albergo Brufani (1880), Banca d’Italia (1871), Palazzo
Cesaroni (1897, ora sede del Consiglio Regionale) e il Condominio Residenziale
(1872), ambedue dell’architetto perugino Guglielmo Calderini che ha
firmato anche il Palazzo della Giustizia a Roma].