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Gli uomini di ventura in Umbria

.: L'Umbria una terra di santi e di spiritualità vide tra la fine del 1300 e l'inizio del 1500, nel tardo Medioevo, forti e violenti contrasti in un clima di perenne rivalità tra fazioni, personaggi forti e violenti il cui credo era solo il potere e il denaro. Città rivali, signorie e potentati locali, signori della guerra che si misero a combattere su chi meglio poteva saziare la sete di fama e di ricchezza. Il più famoso di tutti fu senz'altro Andrea Fortebracci, detto Braccio da Montone. Nato nel 1368 a Montone, in provincia di Perugia, da una nobile famiglia perugina, legò la sua fama alla rapidità con cui si spostava con le sue truppe, cogliendo di sorpresa il nemico per aver creato una vera e propria scuola di tecnica militare. Uomo di grandi capacità militari che riuscì a diventare sovrano di un piccolo stato in Umbria, sognando addirittura di estenderlo sempre più a tutta l'Italia. Questa ambizione però decretò la sua fine. Papa Martino V temendo che questo piano di unificazione dell'Italia mettesse in pericolo il potere papale, gli mandò contro un forte esercito capitanato da Giacomo Caldora che nel 1424 a L'Aquila sconfisse le milizie "braccesche" e ferì a morte Braccio da Montone. Uno dei soldati che però assurse gli onori e le cronache di questo condottiero umbro fu Erasmo da Narni, detto il Gattamelata. Nato a Narni nel 1370, figlio di un fornaio, era un uomo forte e robusto capace di indossare un'armatura alta più di due metri e pesante circa cinquanta chili. Il Gattamelata combattè al soldo della Chiesa ma, in seguito, dal 1434 fino alla sua morte avvenuta a Padova nel 1443 rimase sempre fedele a Venezia che gli aveva affidato il comando generale delle sue truppe nella guera contro i Visconti. Il figlio Gian Antonio, per tramandarne la memoria fece costruire a Padova, dal grande Donatello un imponente monumento equestre in bronzo che rappresenta tutt'oggi uno dei capolavori del Quattrocento. Il luogotenente nonchè parente di Braccio da Montone Niccolò Piccinino nacque a Callisciana (Perugia) nel 1386, di modesta statura combattè contro i Visconti (1420-1444) contro i veneziani e dopo anni di vittorie fu sconfitto nel 1440 dai Fiorentini ad Anghiari; nel 1444 morì combattendo contro gli Sforza. Il figlio Jacopo Piccinino nato a Perugia nel 1423 seguì le orme del padre ma anzichè prestare fedeltà ad un solo padrone come fece il padre, servì chi meglio lo pagava. Combattè quindi per la Repubblica Ambrosiana, per Venezia contro gli Sforza, per Napoli e anche per gli Sforza. Morì nel 1465 per questa inaffidabilità a Napoli per mano di sicari e mandanti del Re di Napoli e degli Sforza timorosi dei suoi tradimenti. Altro condottiero famoso fu Bartolomeo D'Alviano neto a Todi nel 1455 che assurse gli onori delle cronache per le campagne militari combattute in Italia Settentrionale e altrove, dove il suo genio militare e la temeriarità rifulsero anche nelle sconfitte. Fu al servizio di Venezia, divenendo Signore di Pordenone. Morì a Bergamo nel 1515. Curiosa è invece la storia del condottiero Boldrino Paneri, nato a Panicale (Perugia) nel 1331, allievo di Giovanni Acuto e maestro di Attendolo Sforza, combattè per Pisa, Siena e Perugia, ma principalmente per la Chiesa, come comandante generale delle truppe pontificie, nel 1386 liberò Perugia dall'assedio delle truppe bretoni dell'antipapa Clemente VII guidate dal feroce Beltotto, per questo ricevette gli onori e privilegi. La sua morte avvenne ad opera di sicari (su ordine di Andrea Tomacelli) nel 1391 nei pressi di Macerata. Singolare fu che le truppe, a lui fedelissime, portarono il corpo di Boldrino racchiuso in un'urna per tre anni in tutte le battaglie riportando continue vittorie.