La toponomastica del paese di Giove non risale ad un presunto tempio o culto
del dio Giove (nessun tempio vi è mai stato trovato benché il
culto della divinità fosse diffusissimo in tutto il Lazio) bensì
al vocabolo latino "jugum", "vetta" entro due valli, che
corrisponde perfettamente alla situazione geografica del paese.
In epoca romana il centro acquisisce grande importanza grazie al porto fluviale
di San Valentino, sul fiume Tevere e difatti sono frequenti i reperti archeologici
di epoca romana, da monete a tombe e resti di ville romane. Come gli altri
feudi vicini, Giove fu conteso tra le nobili famiglie del posto e il papato,
fino ad epoca signorile, quando il papa dona Giove alla famiglia degli Anguillara.
Nel 1465 la famigli Amerini occupa il castello, consegnandolo a Paolo II Farnese.
Alla signoria dei Farnese subentra, nel XVI secolo, quella dei Mattei che
fanno erigere una parte dell'imponente palazzo a pianta quadrata.
Circa le bellezze del paese, la più nota ed interessante, è
sicuramente il Palazzo Ducale unico per la rampa interna percorribile con
le carrozze fino al piano nobile. L'inizio della costruzione è dovuto
alla volontà del Duca Ciriaco Mattei nel XVI sec. di recuperare a residenza
privata di rappresentanza un antico fortilizio. Gli interni sono arricchiti
dagli interventi pittorici con soggetto mitologico e biblico fatti risalire
rispettivamente ad artisti quali il Domenichino, l'Alfani e Paolo Veronesi.
Da vedere è anche la Chiesa Parrocchiale, di epoca barocca, la cui
facciata è inquadrata da due campanili simmetrici.
Il centro storico è un classico esempio di impianto medioevale: una
fitta serie di vicoli si intreccia all'interno del perimetro delimitato dalle
mura medievali e caratterizzato dal sovrapporsi di archi, scale e contrafforti.
Sulla porta di ingresso del borgo è posto il monogramma di San Bernardino,
che durante la sua opera di apostolato evangelizzò queste terre nei
primi anni del XV secolo.