Montecastello di Vibio (Pg)
Montecastello di Vibio deve il suo nome alla "gens Vibia", una delle
più famose famiglie che nel periodo di massimo splendore della Roma repubblicana
prima e imperiale poi, formarono la splendidissima colonia della fida Tuder
lungo le valli dei fiumi Tevere e Naia.
Ma Montecastello doveva esistere già da diversi secoli, come insediamento
delle popolazioni indigene di quella fertile e strategicamente importantissima
vallata del Tevere che sovrasta e controlla.
Vennero, poi, i tormentati anni, o meglio secoli, dei conflitti con la vicina
Todi, che la conquistò e la perse più volte ed in quei tempi si
distinse il carattere particolarmente fiero dei montecastellesi al punto che
il suo più potente vicino Todi, per domarne lo spirito di indipendenza,
fu costretto ad emettere un bando con il quale il paese veniva escluso da qualunque
tipo di scambio commerciale.
In epoca napoleonica Montecastello di Vibio conobbe il periodo del riscatto
e del massimo splendore, allorchè venne a capo di un vasto territorio
verso Orvieto.
Investita dal vento delle nuove idee, la comunità si aprì a nuove
iniziative, la più duratura delle quali fu quella che fra il 1807 e il
1808 dette vita al Teatro della Concordia.
Quando questo delizioso edificio venne iniziato per volere e con l'apporto economico
di nove famiglie locali, si volle che già nel nome venisse ricordato
il principio di fratellanza ed uguaglianza che aveva animato lo spirito francese
della rivoluzione ed il giacobinismo italiano. Il teatro, il più piccolo
al mondo ed uno dei rari esempi del suo genere per armonia e sapienza di realizzazione
degli spazi scenici e dei servizi per gli attori, lo si può ammirare
ancora oggi dopo un restauro che lo ha restituito al godimento del pubblico
e degli artisti.
Due soltanto sono gli ordini dei palchi e non più di trenta sono le poltroncine
collocate in platea.