
Riccardo Francalancia
Assisi 1886 - Roma 1965
In giovinezza compie studi classici e si laurea in Scienze politiche e coloniali
presso l'Università di Roma.
Dopo il 1913 vive a Roma, si impiega presso il Credito italiano e inizia
a prendere contatto con l'ambiente artistico e culturale della capitale,
frequentando la Casa d'Arte Bragaglia e la "terza saletta" del
Caffè Aragno. La passione per la pittura si manifesta intorno al
1919. Sono di questa data i primi timidi paesaggi e molti disegni, spesso
legati a una vena fantastica e surreale, vicina a quella dell'amica Edita
Zur-Muehlen Broglio, pittrice e animatrice di "Valori Plastici"
.
Nel 1921 Mario Broglio gli offre la possibilità di esporre nella
mostra Das junge Italien che tra la primavera e l'inverno di quell'anno
è ospitata in varie città tedesche. Dalle carte dell' "Archivio
di Valori Plastici" risulta che alcuni quadri di Francalancia entrano
a far parte della "quadreria" che Broglio mette in piedi a fini
commerciali insieme a Mario Girardon, finanziatore della rivista.. Nel 1922
è nuovamente Mario Broglio ad appoggiare l'amico presentando un suo
gruppo di opere esposto alla "Fiorentina Primaverile" insieme
alle altre del gruppo di "Valori Plastici". In questo periodo
Francalancia abbandona l'impiego in banca per dedicarsi interamente alla
pittura. Nel corso degli anni Venti espone alla Biennale romana ( 1925)
e a varie mostre del "Novecento Italiano". La prima personale
è del 1928, alle "Stanze del libro" in Piazza Rondanini.
Trentatré le opere esposte, dai paesaggi dell'Umbria e del Lazio,
alle nature morte, agli interni. Propiziatore della mostra è il collezionista
Angelo Signorelli, autore anche di una presentazione in catalogo. Nel giro
di pochi giorni quasi tutti i dipinti vengono venduti, tra gli acquirenti
troviamo Alfredo Casella che si aggiudica due paesaggi e l'interno malinconico.
Notevole anche l'attenzione della critica. Francalancia ha ormai un posto
riconosciuto nel panorama artistico romano, quando nel 1929 espone alla
prima mostra Sindacale viene accolto da Roberto Longhi con il nomignolo
"la clarissa del Banco di Roma", per ricordare i suoi trascorsi
lavorativi e la sua tendenza a una pittura contemplativa. Eppure alcuni
dei suoi dipinti (ad esempio il Ritratto di Sergiacomi) rivelano strane
assonanze anche con il versante più espressionista della "Scuola
romana", tanto che alla Seconda sindacale (1930) li troviamo nella
stessa sala di quelli di Mafai e Scipione. La partecipazione alla Quadriennale(1931),
alla Biennale di Venezia del 1932, la vittoria nello stesso anno del premio
per l'Arte Sacra a Padova, segnano un momento di buoni successi. Il suo
nome è ormai regolarmente affiancato a quelli di Trombadori e Donghi
all'interno delle ricerche del "realismo magico", anche se ormai
la fortuna di questo tipo di pittura comincia declinare. Anche un critico
fine come Alberto Francini , recensendo la Biennale del '32, preferisce
usare la definizione denigratoria di "metafisica addomesticata"
.Tra il 1933 e il '34 Francalancia soffre di una malattia nervosa che lo
costringe a durissime cure cliniche e a lunghe soste nel lavoro. Nel 1935
lo troviamo con tre dipinti alla II Quadriennale romana. Riprende a dipingere
intensamente, lavorando sui temi consueti: i paesaggi umbri e laziali, la
natura morta, la veduta romana. Negli anni successivi le mostre più
importanti si tengono a Roma alla galleria delle Terme (1942) alla "Palma"
(1951) alla "Tartaruga" (1956), alla "Nuova Pesa" (1964).
Nel dopoguerra continua ad essere apprezzato soprattutto come paesaggista,
ottenendo in questo campo alcuni riconoscimenti (Villa S.Giovanni 1957,
Acitrezza 1961) Nel catalogo di una personale alla galleria "Il Camino"
pubblica per la prima volta uno scritto sulla propria pittura, scelto tra
le centinaia di fogli che da anni riempie di appunti, aforismi, pensieri:
"L'opera d'arte non deve far rimanere perplesso e sorpreso lo spirito
di chi osserva, come di fronte a qualche cosa di eccezionale e di incomprensibile,
ma deve destare un sereno sentimento di commozione tanto profondo e invadente
quanto più è espressa la commozione che l'artista prova davanti
alla natura".
Muore a Roma il 20 maggio 1965.
^inizio pagina