
San Francesco di Assisi
.: Nel secolo XIII il diffondersi del francescanesimo, vide un pullulare
di conventi e monasteri ed un affluire nella regione di altri ordini ecclesiastici
quali: i Mendicanti-Domenicani, i Servi di Maria, Agostiniani ed i Disciplinanti.
Con l'insediarsi di questi ordini la configurazione delle città cambiò:
vennero costruiti edifici che per fasto e splendore eguagliarono la stessa
cattedrale, come ad esempio San Fortunato a Todi e San Domenico a Perugia.
I complessi conventuali divennero gli avamposti delle "Città
Nuove". Realizzati sempre nella periferia cittadina o fuori dalle mura,
innescarono un processo di ulteriore crescita del tessuto urbano, finendo
così inglobati entro le nuove cinte murarie. In questo fervore religioso
emerse la città di Assisi. Adagiata sopra uno sperone del Monte Subasio,
in posizione dominante. Francesco di Assisi muore il 4 ottobre del 1226
nella famosa Porziuncola della Chiesa di Santa Maria degli Angeli su di
un giaciglio della nuda terra, venerato come una reliquia, osannato da miseri
e potenti, solennemente sepolto e solo due anni dopo fastosamente canonizzato.
Vicenda umana e mistica straordinaria fu quella di Francesco, il santo della
semplicità e della pace che rivoluzionò il progetto di vita
cristiana testimoniando con la sua persona e le sue opere la drammacitià
dell'esistenza umana in tempi sconvolti da guerre e segnati da profondi
cambiamenti sociali e culturali. Nel cuore della città di Assisi
esisteva la casa del padre, il mercante Pietro di Bernardone. Gli avanzi
dell'abitazione furono inglobati per volere di Filippo III di Spagna, entro
la Chiesa Nuova, dove si vuole riconoscere anche il "carcere"
in cui il giovane ribelle fu rinchiuso dalla famiglia per impedirgli le
scandalose frequentazioni di poveri e lebbrosi. Il Santo viaggiò
in Italia e per il mondo come pochi uomini di quel tempo per portare ovunque
il suo messaggio rivoluzionario di pace. Tornò in Umbria e dopo la
rinuncia ai beni del Vescovado di Assisi si rifugia a Gubbio. Proprio in
questa città Francesco ammansì il lupo. Durante il suo peregrinare
si fermò a Cannara, Bevagna, Montefalco, Trevi, Santa Maria degli
Angeli. Con la sua morte è stato celebrato soprattutto dagli artisti,
per i quali è stato fonte di liberazione e di risveglio. Giotto in
special modo raggiunse una profondità figurativa e un ardore così
ispirato che troviamo nelle sue meravigliose opere dipinte nella Basilica
di Assisi sulle cui pareti ha dipinto la vita del Santo. "Francesco
non si spense con la morte, egli aveva sparso a piene mani un buon seme
sulla terra, e quel seme germogliò e crebbe e fiorì. Qui l'anima
di un pittore, là di un poeta o di uno scultore", scrive Hermann
Hesse a proposito di S. Francesco di Assisi patrono d'Italia.
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